Quando la Fraternita commissionò San Rocco che scaccia la peste da Arezzo

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Quando la Fraternita commissionò quel dipinto dove San Rocco scacciava la peste da Arezzo

uello della Fraternita dei Laici non è un archivio dal grande valore artistico. Tra le pagine delle centinaia di filze non si trovano, se non sporadicamente, miniature o decorazioni ma bensì dati, resoconti, elenchi, deliberazioni, resoconti contabili, progetti architettonici, registri di nascita, battesimo, morte e matrimonio. Sì perché l’istituzione più antica di Arezzo, malgrado custodisca uno sconfinato patrimonio artistico, nasce come realtà dedita ad opere di misericordia e supporto alla popolazione per le quali, inevitabilmente, era necessario avere un archivio dove custodire dati e informazioni sui cittadini e sulle attività svolte. Nei secoli il suo campo di azione si è ampliato così tanto da andare a delinerare il gigante che ancora rappresenta un punto di riferimento in ambiti che spaziano dall’assistenza sociale all’agricoltura, dalla conservazione di beni culturali alla manutenzione di alcuni gioielli architettonici della città di Arezzo. Ma tornando al passato, per celebrare e spiegare il proprio operato anche alla fascia più semplice della popolazione, la Fraternita era solita commissionare delle opere pittoriche agli artisti del tempo. Nel 1477-78 l’allora magistrato si rivolse a Pietro di Antonio Dei, altrimenti noto come Bartolomeo della Gatta, chiedendogli di realizzare un’opera dove venisse raffigurato San Rocco che allontanava dalla città la piaga della peste. Un’immagine preziosa dove il palazzo di Fraternita è ben visibile sullo sfondo e che oggi, ai tempi dell’emergenza Covid, è stata scelta come punto di partenza per la riapertura al pubblico del museo di piazza Grande.

“Abbiamo recuperato all’interno del nostro archivio – spiega il primo rettore Pier Luigi Rossi – il documento dove viene dato mandato al monaco fiorentino di realizzare questa opera. Oggi la pala troneggia all’interno della nostra pinacoteca e abbiamo pensato che potesse rappresentare la speranza per un domani migliore visto che venne realizzata durante il periodo della peste in città. Condizione terribile e che, sotto alcuni punto di vista, è simile a quella che stiamo vivendo oggigiorno con l’emergenza Covid. Il 28 gennaio prossimo sarà possibile per gli aretini partecipare ad un evento gratuito all’interno della nostra sede dove mostreremo appunto questo documento e dove consentiremo a tutti di godere di qualche ora di svago.

Il museo di Fraternita è accessibile tutti i giorni (fatta eccezione per il sabato e per la domenica) dalle 10:30 alle 18. L’ingresso alla struttura è contingentato e viene richiesto il rispetto di ogni direttiva anti contagio.

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